Archivio per Febbraio 2007

2 marzo 2007

Il Partito democratico per chi ha voglia di esserci e contare

Lorenzo Bacci, segreteria UC DS Collesalvetti consigliere comunale DS Collesalvetti

Per chi crede che sia giusto battersi per un mondo migliore, costruendo passo dopo passo condizioni di giustizia, equità sociale, benessere (non solo economico), pace e sviluppo sostenibile. Per questi è il Partito Democratico.
Per chi ha nel cuore i valori della Resistenza, per chi da sempre è antifascista, per chi si commuove di fronte alla storia che ha visto uniti i nostri bisnonni sotto un’unica bandiera, il tricolore, pur proveniendo da identità diverse. Per questi è il Partito Democratico.
Per chi crede nel Dio che ha creato gli uomini, non nel Dio che gli uomini hanno creato. Per questi è il Partito Democratico.
Per chi ripudia la guerra, ma sa che non basta dire un semplice NO per interrompere la spirale di violenza di questi ultimi anni, e si batte invece per costruire con la politica e la diplomazia, giorno dopo giorno, piccoli passi di speranza per l’umanità intera. Per questi è il Partito Democratico.
Per chi è fiero di un passato fatto di lotte e conquiste. Per chi è fiero di essere erede della grande sinistra italiana. Per chi è intenzionato a costruire un domani migliore, guardando al passato con rinnovato orgoglio. Per questi è il Partito Democratico.
Per chi crede in uno Stato laico, che sappia anteporre gli interessi del popolo a quelli singoli di personalità o gruppi di pressione, ascoltando però con attenzione ogni voce che emerge dalla società. Per questi è il Partito Democratico…

(continua)

una cosa (abbastanza) emotiva per chi sappiamo

Sei ragioni per farlo

Se guardiamo alle drammatiche trasformazioni ambientali e alle catastrofiche previsioni per il futuro, cosa altro deve accadere per capire che occorre da subito inventare un diverso modello di sviluppo? Se guardiamo agli enormi flussi migratori nel pianeta cosa altro deve accadere per capire che abbiamo bisogno di fondare la convivenza sul valore della differenza, oltre che sul rispetto di valori comuni? Se guardiamo, non tanto ai costi, ma piuttosto ai limiti del nostro welfare nel garantire i diritti conquistati nel ’900, cosa altro deve accadere per capire che abbiamo bisogno di innovare? Infine, se leggiamo il bellissimo preambolo della carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea («L’Unione si fonda sui valori indivisibili e universali della dignità umana, della libertà, dell’uguaglianza e della solidarietà; essa si basa sul principio della democrazia e sul principio dello stato di diritto») come non capire che per rendere effettivi tali diritti dobbiamo rinnovare le culture e gli strumenti della politica?
Potremmo continuare, ma già in queste domande noi troviamo i motivi di fondo per dotare l’Italia di un grande partito politico, che unisca, ma vada anche oltre, i filoni più fecondi del riformismo del nostro Paese. Di un partito che in Italia unisca ciò che in tutte le democrazie del mondo è già unito e da noi vive, invece, frammentato e diviso in molte deboli parzialità che oscillano spesso tra astratte evocazioni dell’avvenire e sterili difese del passato. Vediamo in questa missione il modo più coraggioso per rilanciare nel nuovo secolo i valori, gli ideali, la funzione storica della sinistra.
Il congresso dei Ds non deve dunque diventare una conta rivolta all’indietro, ma un’opportunità per indicare a noi stessi e al Paese dove vogliamo andare. Vogliamo contribuire a questa ricerca, offrendo alla discussione, una “mappa di idee” per il viaggio verso e con il Partito Democratico per la modernizzazione dell’Italia. Una mappa da alimentare attraverso un sistematico lavoro culturale, politico e programmatico con fondazioni, centri studi e reti informali di saperi. Molte linee della mappa sono già al centro della proposta politica dei Ds: la collocazione internazionale del Pd; l’assunzione della differenza di genere come principio fondativo; la scelta europea per ricostruire l’autonomia della politica e lavorare al rilancio del multilateralismo. Altre linee crediamo vadano rilanciate. Proviamo a richiamare le principali.
1) Il Pd per l’autoriforma della politica. La costruzione del Pd deve essere l’occasione per una profonda riqualificazione e autoriforma della politica. Non esiste una società civile buona, pronta a farsi soggetto politico, ed una politica cattiva, irrimediabilmente autoreferenziale: società, politica e società civile sono le due facce di una stessa medaglia e solo una virtuosa interazione tra le parti migliori di esse può portare all’innovazione politica necessaria. Per far riconquistare alla politica e alle sue classi dirigenti autorevolezza, credibilità e capacità di raccogliere il consenso necessario alle riforme, le funzioni pubbliche dei partiti, ad esempio la scelta delle candidature per le cariche di rappresentanza istituzionale e di Governo, devono essere regolate per legge. È essenziale fondare criteri di selezione delle classi dirigenti su merito e responsabilità di risultato: termini di mandato, organismi esecutivi di maggioranza, elezione individuale a scrutinio segreto dei componenti degli organismi esecutivi, verifica periodica dei risultati raggiunti. Inoltre, anche attraverso il sostegno al referendum, va approvata una legge elettorale in grado di restituire centralità all’elettore e facilitare la democrazia dell’alternanza. Infine, con intesa bipartisan, vanno realizzate riforme istituzionali per superare il bicameralismo perfetto, rafforzare i poteri dell’esecutivo ed istituire un’assemblea delle Regioni e delle autonomie territoriali.
2) Il Pd per un riformismo forte e autonomo. Il Pd farà storia se avrà autonomia culturale e di iniziativa politica. Deve essere in grado di definire idee e scelte attraverso le sue strutture e forme di partecipazione attiva degli inscritti. Occorre invertire la tendenza che colloca fuori dai luoghi democratici e partecipati, magari in editoriali o nelle legittime indicazioni delle organizzazioni degli interessi, il compito della definizione del programma. A tal fine, è decisivo andare oltre l’unità di ciò che c’è. Se i congressi di Ds e Margherita daranno il via libera, va subito aperta la campagna di tesseramento al Pd per dare cittadinanza piena nel processo costituente a quanti oggi sono fuori dai soggetti fondatori.
3) Il Pd per lo sviluppo sostenibile. L’Italia deve tornare a crescere, deve ritrovare capacità di innovazione e forza competitiva. In questi anni, molte imprese si sono ristrutturate, hanno innovato prodotti e processi, hanno incominciato a cogliere le opportunità dell’integrazione globale dei mercati. In tale contesto, la politica industriale, nazionale ed europea, ha la funzione di promuovere capacità competitiva nei settori a più elevata qualità tecnologica e maggiori potenzialità espansive. Ma, lo sviluppo umano non può più prescindere dall’attenzione all’ambiente naturale, non vincolo, ma leva di innovazione tecnologica e di qualificazione sociale. Ci troviamo di fronte a una sfida sistemica che investe il modo di produrre, i modelli di vita e le possibilità di consumare. Tutto ciò non può più essere l’obiettivo di un «single issue party», né vivere in un “settore” di lavoro. Deve permeare la cultura politica riformista del nuovo secolo.
4) Il Pd per le lavoratrici e i lavoratori. Per i lavoratori discontinui e precari, dipendenti pubblici e privati, autonomi e professionisti. Il lavoro rimane una dimensione fondamentale dell’identità individuale e della realizzazione di se, non può essere solo fonte di reddito. Anzi, ora come mai nella storia, nell’economia della conoscenza, fondata sui saperi, esistono le potenzialità per estendere la partecipazione attiva e consapevole dei lavoratori ai processi produttivi. La società degli individui deve essere una società delle lavoratrici e dei lavoratori. Infatti, rimangono solo sulla carta diritti di cittadinanza sradicati dalla dimensione della produzione.
5) Il Pd partito europeo per la laicità e i diritti civili. La costruzione di una società europea non è solo il rispetto di criteri e vincoli economici. La Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea indica che in Europa «è vietata qualsiasi forma di discriminazione fondata su sesso, razza, colore della pelle o origine etnica o sociale, caratteristiche genetiche, lingua, religione o convinzioni personali, opinioni politiche o di qualsiasi altra natura, appartenenza ad una minoranza nazionale, patrimonio, nascita, disabilità, età o orientamento sessuale». Questi diritti rimarranno virtuali se saranno affidati soltanto alle battaglie di minoranze o gruppi di pressione. Il Pd è il luogo nel quale essi possono trasformarsi in proposta condivisa e trovare la forza per affermarsi, se da parte di tutti vi sarà autonomia nella ricerca di una sintesi alta. L’approvazione della legge per il pieno riconoscimento delle unioni civili è oggi la sfida di fronte a noi. Una sfida da affrontare convinti che la dimensione pubblica del sentimento religioso può vivere soltanto dentro uno Stato laico.
6) IL Pd per l’equità e l’uguaglianza. In Italia, la mobilità sociale è a livelli da feudalesimo. Equità ed uguaglianza vanno promosse con la riqualificazione della scuola pubblica, con la regolazione concorrenziale dei mercati, ossia con l’affermazione dei diritti del cittadino-consumatore, con il primato del merito e della responsabilità nelle pubbliche amministrazioni, con la contendibilità delle imprese, con una magistratura indipendente ed efficiente e, non ultimo, con la progressività del sistema fiscale. Per ridistribuire opportunità occorre anche ridistribuire reddito.
Queste sono solo alcune idee che vogliamo rilanciare, per stimolare e arricchire il dibattito e contribuire sempre di più a fare del Congresso dei Ds un’occasione aperta di confronto e di partecipazione civile.

Nicola Zingaretti è Segretario Ds Lazio

Stefano Fassina è Direttore Scientifico del Nens

(da l’Unità del 25/01/2007)

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Coerenze

Grazie, senatori Rossi e Turigliatto, d’averci dato questa prova estrema d’intelligenza personale e di lungimiranza politica. La vostra sfiducia nella politica estera del governo, che di là del politichese affonda l’Unione di centrosinistra, è insieme un atto politicamente risolutivo e pedagogico. Se n’avvantaggeranno le masse popolari italiane e quelle dei paesi oppressi dal militarismo servile di Prodi e D’Alema. Da oggi, grazie a voi, tutto andrà meglio in Italia e nel mondo…

(continua)

Le ragioni del PD del coordinamento donne DS del XIII Municipio

Le ragioni del PD delle compagne aderenti alla mozione Per il partito democratico del coordinamento donne DS del XIII Municipio (intervento pubblicato su Il giornale di Ostia – feb. 2007)

Come donne che sostengono, in seno al Coordinamento donne dei DS del XIII Municipio,  le ragioni del Partito Democratico, vogliamo unirci all’articolo di ieri, scritto sul vostro giornale, nel manifestare la nostra soddisfazione per aver aperto un confronto proficuo sul futuro politico del nostro partito e dell’Italia tutta.Per entrare nel merito, abbiamo molto apprezzato la presentazione della mozione congressuale legata al segretario dei DS Piero Fassino, fatta da Marcella Lucidi, Sottosegretario al Ministero dell’Interno.
Siamo convinte che la costruzione del nuovo Partito Democratico sia necessaria ed importante per uscire da un immobilismo che ormai permane a vari livelli. Ed è proprio questo immobilismo che comporta uno spreco non più sostenibile del talento di donne e giovani.
Condividiamo l’ambizione di costruire il PD come un’innovazione di portata storica nella politica italiana, che unisca tre qualità importanti nell’azione di governo di un paese: la passione, la lungimiranza, la responsabilità.
Soprattutto quest’ultima ci sembra una dote fondamentale per un partito; farsi carico delle nuove istanze, dei nuovi bisogni, coglierne il senso, per tradurre il tutto in risposte adeguate ed efficaci per il Paese.
Essere cioè rappresentativo delle cittadine e dei cittadini.
Noi vogliamo aggiungere – come base del partito di adesso e di quello che verrà – il nostro contributo fatto di coraggio e di generosità, riprendendo le parole di adesione alla mozione per il Partito Democratico di Vittoria Franco, nuova Coordinatrice Nazionale delle Donne dei DS.
Perché è un’impresa questa, che richiede coraggio; il coraggio di scegliere, di produrre cambiamenti, anche radicali.
Abbiamo voglia di mettere ancora in gioco la nostra capacità di essere generose, tenendo insieme le radici, la storia con la modernizzazione di un progetto politico per raccogliere e rispondere a nuovi bisogni in scenari nazionali e internazionali che si modificano profondamente e velocemente.
Non vogliamo essere parte di un partito politico che tende a “conservarsi”, a rimandare il proprio rinnovamento; a rimanere immobile, appunto.
Pensiamo il PD come un soggetto politico inclusivo, che sappia mettere al centro il bene comune, che riconosca dignità, valorizzando – come è scritto nel testo della mozione- donne e giovani in virtù di un ricambio generazionale fortemente necessario nel quadro politico italiano.
Un partito che abbia un linguaggio politico aggiornato, senza rinnegare la cultura del lavoro, dell’emancipazione e della solidarietà che hanno da sempre caratterizzato i DS.
Siamo profondamente convinte che una forza veramente riformatrice nel nostro Paese non può considerarsi autosufficiente, ma ha bisogno di confrontarsi, di contaminarsi.
Troviamo, inoltre, un segnale di importante novità il fatto che venga riconosciuto alle donne un ruolo decisivo nella costituzione del nuovo partito per la loro storia, per le culture che hanno prodotto e per il patrimonio di competenze e capacità di relazione di cui dispongono.
Nel testo della mozione Fassino troviamo l’assunzione esplicita dell’impegno di dare attuazione al nuovo articolo 51 della Costituzione per il riequilibrio della rappresentanza istituzionale.
Abbiamo fiducia nel fatto che questo impegno programmatico si traduca nel ripensare politiche che consentano alle giovani donne di conciliare lavoro, carriera e maternità affinché possano essere protagoniste nella costruzione di una società più giusta.
Allora davvero ci chiediamo: a chi gioverebbe fermare questo processo?
Il lavoro da fare comunque non è semplice, ma il tempo c’è; il tempo per il confronto sereno e onesto, il tempo per un lavoro di squadra e non di tanti singoli, il tempo per raggiungere l’obiettivo principale, ridare forza e nuovi strumenti alla politica.

Ecco il mio partito democratico

Piero Fassino, l’Unità del 26/11/2006

Sarebbe un gravissimo errore considerare cinque anni di centrodestra come una parentesi, chiusa la quale, si torna semplicemente ad una buona e ordinata gestione del Paese. Berlusconi e il suo progetto politico nacquero nel pieno della più grande crisi morale, politica e istituzionale che la Repubblica abbia conosciuto. Né si può dimenticare che la destra ambiva ad essere la nuova classe dirigente del Paese, capace di ridisegnare profilo e caratteri della società italiana.
Hanno tentato di farlo proponendo un impasto di neoliberismo protezionista e populismo plebiscitario che non solo si è rivelato fallimentare, ma ha ulteriormente aggravato tutte le fragilità strutturali del Paese. E oggi l´Italia si trova ad essere un Paese a rischio: perché il suo sistema produttivo è in affanno; perché certezze di vita, di lavoro, di reddito sono divenute precarie per molti, in particolare i giovani, le donne e le persone sole; perché cresce la difficoltà a tenere unito un Paese, che non solo continua a vivere un´irrisolta questione meridionale, ma scopre di avere nella pancia anche una questione settentrionale; perché il sistema politico e istituzionale è venuto riducendo ulteriormente la capacità di rappresentare la società italiana e di affermare il primato degli interessi generali. E tutto questo ha sollecitato frammentazioni corporative di ceto e di territorio, ha acuito il senso di estraneità dei cittadini alla vita politica e istituzionale, e soprattutto ha indebolito i fattori di coesione indispensabili perché una comunità si senta nazione.
Nonostante ciò l´Italia è un “grande Paese”, ricco di risorse, professionalità, competenze, lavoro, tecnologie, capitali. Ma, appunto, questo rende ancor più urgente una guida politica, forte, autorevole, riconosciuta, in grado di rivolgersi al Paese con credibilità.
È questa la sfida che sta di fronte alla sinistra e al riformismo italiano: una riforma morale e politica che ripensi l´Italia, riformi le sue istituzioni e la sua costituzione materiale, ricollochi il Paese nei nuovi orizzonti dell´integrazione europea e della globalizzazione, plasmi una nuova identità nazionale ricostruendo coesione sociale, spirito civico e senso di appartenenza.
Il secolo che ci sta alle spalle ha prodotto le più grandi emancipazioni della storia e la sinistra, i suoi partiti, i suoi sindacati ne sono stati protagonisti.
Ma la semplice riproposizione delle esperienze del passato non è sufficiente. Per le sfide di un secolo nuovo serve un pensiero nuovo, che può nascere se le diverse culture riformiste italiane – socialista, cattolico democratica, liberaldemocratica, ambientalista – vanno oltre la parzialità delle loro esperienze per dare al riformismo, per la prima volta nella storia italiana, una rappresentanza politica unitaria.
Insomma: serve un riformismo capace di far incontrare i valori della sinistra – pace, democrazia, libertà, solidarietà, uguaglianza – con l´alfabeto del nuovo secolo. Il multilateralismo per una governance della globalizzione che affermi diritti dell´uomo, democrazia, liberazione da ogni forma di oppressione. L´integrazione europea per un´Europa che sia il luogo e lo spazio in cui costruire il futuro dell´Italia. Il sapere e la conoscenza per offrire ad ogni persona più opportunità, scommettendo sul talento, sul merito, sulla capacità. Il lavoro che, tanto più nelle forme flessibili e mobili di oggi, ha bisogno di essere riconosciuto, valorizzato e restituito alla sua manifestazione di creatività, ingegno e sapere umano. La sostenibilità, per perseguire uno sviluppo per l´uomo e la natura.
E ancora: la laicità come uguaglianza dei diritti e certezza per ogni persona di praticare le proprie scelte di vita nella responsabilità e come valore che deve ispirare la ricerca di soluzioni condivise a inquietudini e domande su cui si interrogano credenti e non credenti. Le pari opportunità per promuovere l’accesso al sapere, al lavoro, alle istituzioni, alla politica per ogni donna italiana. La multiculturalità per realizzare integrazione, riconoscimento, relazione tra diritti e doveri.
Sono i grandi valori dell´umanesimo che devono, a maggior ragione, connotare un partito che voglia rappresentare la pluralità dei riformismi. L´Ulivo, peraltro, è stato già luogo di questo processo unitario: con una progettualità comune sui problemi del Paese, con la presentazione delle liste dell´Ulivo, con la formazione del Gruppi parlamentari. Adesso è il tempo del passo più complesso e ambizioso: un “partito nuovo” – e non semplicemente il rinnovamento dei partiti esistenti – per interpretare e guidare i cambiamenti e aprire così una nuova stagione della democrazia italiana.
Il Partito Democratico nasce su proposta di Romano Prodi e per volontà dei Democratici di Sinistra e della Margherita. Ma unire il riformismo italiano significa coinvolgerne tutte le espressioni politiche e culturali: socialiste, cattoliche, repubblicane, laiche e ambientaliste.
E, contemporaneamente, serve un´apertura a saperi, competenze, esperienze che nel riformismo e nei suoi valori di progresso si riconoscono, al di là dei partiti. L´enorme successo delle primarie, così come il consenso elettorale raccolto dall´Ulivo – più ampio della somma dei voti dei suoi partiti – ci dicono quanto grande sia il giacimento di energie e di disponibilità a cui può rivolgersi il Partito Democratico. Insomma: serve un “processo aperto” capace di suscitare passioni, mobilitare energie, promuovere impegno civico, parlare ai tanti – in primo luogo giovani – che sentono l’urgenza di liberare il proprio Paese e la propria vita dalle insidie dell’insicurezza e della precarietà. E spetta a Romano Prodi e ai partiti dell´Ulivo dare impulso da subito e senza più titubanze a questa apertura.
Per ripensare vocazione e destino dell´Italia, il Partito Democratico ha bisogno di collocarsi negli orizzonti dell´integrazione europea e della mondializzazione.
Da questa esigenza – e non da una pretesa di omologazione ideologica – muove la necessità di un rapporto forte e organico con la famiglia socialista europea e mondiale.
D´altra parte i partiti socialisti e socialdemocratici sono venuti aprendosi, da tempo, all´incontro con altre culture, innovando pensiero, programmi e classi dirigenti. Tony Blair ha rifondato il laburismo inglese aprendolo all’incontro con il socialismo liberale; Gonzales ieri e Zapatero oggi sono i leader di un socialismo spagnolo che ha assunto i valori della modernità; le socialdemocrazie scandinave hanno ripensato il loro welfare per realizzare equità e progresso nella società flessibile; Segolene Royal è l´espressione di un socialismo francese che va oltre la sua storica cultura colbertista e che Mitterand rifondò a Epinay unificando socialisti, radicali, repubblicani e cristiano sociali.
Ed è significativo che dai principali leader socialisti europei siano venuti attenzione e simpatia verso il progetto del Partito Democratico, visto come un contributo importante al rinnovamento della sinistra e all´unità del riformismo. Tant´è che nell´imminente Congresso di Porto – a cui sono stati invitati Prodi, Rutelli e il Presidente dei Democratici americani Howard Dean – il Pse modificherà il proprio statuto, definendosi «associazione politica che riunisce partiti socialisti, socialdemocratici, laburisti e democratico progressisti». Così come va nella stessa direzione l´apertura dall´Internazionale Socialista a partiti progressisti e democratici di ogni continente e l´intensificazione in atto delle relazioni con il Partito Democratico americano nel comune obiettivo di unire il progressismo mondiale. Sono tutte ragioni che rendono naturale l´incontro del Partito Democratico italiano con il riformismo socialista.
Il Partito Democratico vuole essere anche una risposta alla crisi della politica. Tutti avvertiamo, infatti, la difficoltà dei partiti – anch´essi figli dell´organizzazione sociale fordista del ‘900 – a rappresentare adeguatamente domande di mobilità sociale, valorizzazione del merito, riconoscimento del protagonismo femminile, di rinnovamento generazionale. E la stessa possibilità di approdare a un bipolarismo maturo, ad una democrazia trasparente, a uno Stato effettivamente federalista dipende non solo da una nuova legge elettorale e dalle riforme istituzionali, ma anche dalla esistenza di un grande soggetto riformista che guidi l´innovazione del sistema politico.
E, dunque, serve un “partito nuovo” anche nella forma, superando la falsa contrapposizione tra radicamento e partecipazione.
Serve un “partito” vero: con centinaia di migliaia di aderenti, con strutture di base presenti in ogni comune italiano, con radici sociali robuste e consenso elettorale vasto, a vocazione maggioritaria, con capacità di formazione e selezione, con attività politica permanente. E questo partito sarà tanto più capace di rappresentare la società se sarà “aperto e democratico”: le primarie per selezionare le candidature, consultazioni referendarie degli elettori su scelte di valore strategico, voto segreto per gli incarichi direttivi, termini di mandato per promuovere nuove classi dirigenti, assise programmatiche aperte a saperi e competenze della società. E dovrà essere un partito pluralista, capace di riconoscere e valorizzare le sue diverse culture e sensibilità e di unirle in un progetto riformista comune.
Questa capacità di saldare organizzazione e partecipazione democratica dovrà caratterizzare – da qui alle elezioni del 2009 – anche la fase della transizione dall´attuale Ulivo al Partito Democratico individuando le forme per non smarrire le esperienze e l´identità dei soggetti costituenti, ma al contrario facendone un fatto fecondo del soggetto nuovo.
L´obiettivo è che il Partito Democratico sia un “partito”, e non una semplice federazione di partiti. Per arrivarci abbiamo bisogno di una processualità che non smarrisca l´esperienza e le relazioni di cui sono portatori le diverse identità politiche e le faccia incontrare nel partito nuovo.
Un percorso peraltro prospettato già ad Orvieto: nei congressi del 2007 i partiti deliberano di dare vita ad una fase costituente insieme agli altri soggetti associativi; in quei congressi i partiti non si sciolgono, ma vivono accompagnando la costruzione del nuovo partito che via via organizza le sue strutture, la sua azione politica e i suoi organi; nel processo costituente vengono promosse forme di partecipazione e di pieno coinvolgimento di cittadini ed elettori; l´obiettivo finale è dar vita al partito nuovo – compiutamente costituito e sovrano – in tempi utili per presentarsi alle elezioni europee del 2009.
Sono queste le scelte cruciali che stanno di fronte a noi. Non ignoro, naturalmente, interrogativi, dubbi, inquietudini e contrarietà. E non banalizzo nessuna delle ragioni che ispirano questi sentimenti. Anzi, sento la necessità di sviluppare tra noi un confronto aperto e libero, in cui ciascuno possa non solo affermare le proprie ragioni, ma ascoltare le ragioni altrui.
Proprio per questo rinnovo ancora una volta l´appello a sgombrare la nostra discussione da argomenti strumentali: chi propone il Partito Democratico non è un liquidatore della sinistra, né intende sciogliere e disperdere una storia. E chi, a sua volta, esprime dubbi e contrarietà non è un conservatore.
Tutti siamo orgogliosi della nostra storia e tutti siamo mossi dalla volontà di dare alla sinistra, ai suoi valori, alle sue idee il più grande slancio e di farle assolvere – come in altri passaggi cruciali della storia italiana – una funzione dirigente nazionale.
Anzi, è proprio la consapevolezza di quale straordinario giacimento di risorse morali e intellettuali sia il nostro partito e di quanto vasto e diffuso sia il credito dei Democratici di Sinistra a spingerci in questo nuovo viaggio, con la consapevolezza che costruire una casa più grande dei riformisti è il modo più efficace per far vivere la nostra ispirazione socialista.
Insomma: non solo i Democratici di Sinistra non smarriscono la loro identità e il senso del loro esistere, ma proprio perché forti di principi e ideali grandi possono ambire ad un riformismo alto e nuovo, capace di imprimere alla contemporaneità il segno della sinistra e dei suoi valori.
L´Italia è, ancora una volta, di fronte ad un passaggio storico. Spetta a chi si batte per un mondo più libero e più giusto, spetta a noi, restituire all´Italia e agli italiani speranze, certezze, fiducia.

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27 febbraio 2007

Martedì 27 febbraio ore 18.00: Il Partito Democratico che vorrei, partecipa Enzo Foschi (cons. Regione Lazio de l’Ulivo). All’incontro, organizzato dalle/dagli aderenti alla mozione Per il partito democratico della sez. di Ostia Lido-Centro e che si terrà presso i locali della stessa siti in piazza della Stazione Vecchia 11 Ostia – Roma, sono invitate e invitati, oltre che le compagne e i compagni del municipio, tutte le cittadine e i cittadini, le associazioni, le foze sociali e produttive, i movimenti (ecc.) desiderosi di partecipare e contribuire. All’incontro seguirà una cena a sottoscrizione per aiutare la campagna congressuale della mozione Per il partito democratico.

Facciamola vivere

Il valore culturale, politico e sociale di questo disegno di legge è molto più grande di quanto non sembri. Per questo avrà molti nemici, a destra come a sinistra e ciò non ne lascia prevedere una facile approvazione.
Il punto principale è che questo riconoscimento delle coppie di fatto, al di là delle forme in cui è espresso, afferma tre principi che stanno a fondamento dei diritti che regola.
Il primo è che la società riconosce giuridicamente una nuova forma, differente dal matrimonio,  di unione affettiva tra due persone, indipendentemente dal loro sesso.
Il secondo è che questo riconoscimento, che avviene semplicemente prendendo atto dell’autodeterminazione di due persone, produce un insieme specifico di diritti, nuovi o vecchi, pochi o tanti che siano, che prima come tale non esisteva e che quelle persone, in quanto coppia, prima non avevano.
Il terzo, sicuramente il più rilevante sul piano etico, è che questa forma di unione esce dall’estraneità culturale, prima ancora che giuridica, venendole riconosciuto un suo valore sociale.
Per questo non trovo fondamentali, per misurare il valore politico di questo atto del governo, le obbiezioni sul troppo o sul troppo poco. Entrambe sono, dai loro punti di vista, tecnicamente fondate e potrebbero realizzare una sorta di convergenza parallela, culturalmente negativa e vecchia come la politica politicante della prima repubblica.

(continua)

24 febbraio 2007

Sabato 24 febbraio ore 10.30: Per il Partito Democratico, partecipano Massimo D’Alema e Walter Veltroni, teatro Branciaccio, via Merulana 224 Roma

Appello di un giovane all’unità

Michele de Pascale, consigliere Comunale DS CerviaCari Compagni, Care Compagne, Cari Amici, Care Amiche
passato un turbolento 2006 che ancora una volta ci ha visto soffrire e gioire insieme questo 2007 rischia di aprirsi nel segno della celebrazione delle differenze e diversità.
Nella nostra storia INSIEME abbiamo sempre saputo dare a queste differenze il più alto valore possibile e sempre siamo stati in grado di produrre una sintesi ideale, attuale ed operativa.
INSIEME abbiamo sempre accolto il dibattito interno o esterno come ospite più gradito nella nostra casa comune, la democrazia.
INSIEME abbiamo saputo spiegare alla nostra gente ed ai nostri elettori che quei valori insiti nella natura umana di cui siamo portatori dovevano essere oggetto di crescita, discussione e maturazione per migliorare e sviluppare la nostra società.
Quali sono stati i risultati del nostro operato? Oggi, grazie al nostro intenso lavoro, sia nel dettare le nostre linee che nel tenere coesa la nostra coalizione governiamo gran parte dei comuni esprimendo direttamente i sindaci di Roma, Firenze, Bologna, Torino e di tante altre importanti città Italiane inoltre governiamo la quasi totalità delle Regioni.
Come se non bastasse Domenici ed Errani presiedono rispettivamente l’ANCI e la Conferenza delle Regioni Italiane. Per quel che riguarda le alte cariche dello stato esprimiamo il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ed il Vice Presidente del Consiglio Massimo D’alema; inoltre abbiamo un Presidente del Consiglio Super Partes Romano Prodi ed un Presidente della Camera dei Deputati comunque proveniente dalla nostra medesima tradizione politica. In parole semplici e concise in circa quindici anni abbiamo fatto capire chiaramente a questo paese che quel modello che per anni abbiamo coltivato a livello regionale in Emilia-Romagna di Socialismo Democratico e Liberale può essere perfettamente e con grossi risultati esportato; abbiamo dimostrato il valore dei nostri uomini, la loro dedizione ed indiscussa moralità.

(continua)

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enrico berlinguer

 

 

 

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